GRAZIE DEI FIORI
“Vuoi la mia? Stiamo perdendo tempo. Siamo qui per un non-starter.”
Seduti attorno al tavolo ci sono molti dei personaggi che dominano il mercato dei diritti di licensing. Discografici, editori, agenti. Tutti specialisti. Siamo nella sala riunioni di una delle compagnie telefoniche che contano. Ma non posso dirvi quale: ho firmato un accordo di non divulgazione.
Fornari siede alla mia destra. La cosa mi rincuora. Sotto molti aspetti è il discografico più cattivo che conosca. Cinico e spietato, come piace a me. Mi guarderei bene dall’avere un problema con lui. Per mia fortuna, gli sono simpatico.
Un tale Amministratore Delegato ci introduce al discorsetto di una tale Veronica Vullo. Ci spiega che è la cost controller dell’azienda e sembra essere molto impaziente di lasciarle la parola.
Finalmente Doppia V si alza - per modo di dire, visto che sarà alta un metro e cinquanta - e comincia il suo sermone. Una serie di banalità da sbadiglio. Mentre sto per addormentarmi, ecco il colpo di scena. Tra un’ovvietà e un’altra, Doppia V getta sul tavolo una frase come questa:
“Ammettiamolo. La discografia è un’industria alla frutta. Ha bisogno di qualcosa di nuovo. E noi siamo qui per offrirvi delle grandi opportunità.”
Restano tutti in silenzio. Forno mi guarda, con un ghigno beffardo sul volto.
“Possiamo fare molto business insieme. Ma non a certi prezzi o condizioni. Non ha davvero senso impuntarsi su certe questioni di principio… Abbassare la media del costo attuale delle licenze e rivedere le condizioni contrattuali potrebbe essere l’inizio di una collaborazione molto fruttuosa.”
Forno si alza, raccoglie le sue cose e si dirige a grandi falcate verso Doppia V. Il suo completo scuro di Armani è irresistibile come la sua camminata. L’attenzione dei presenti è tutta per lui.
La raggiunge e le porge un biglietto da visita.
“Grazie dell’invito.”
Doppia V resta paralizzata. “Prego?”
“Se c’è dell’altro chiami pure la mia assistente. Questo è il suo bigliettino.”
Mormorii di fondo.
“Mi scusi, signor…”
“Fornari. Diego Fornari.”
“Sì, scusi… Perché se ne va? Non vuole ascoltare la nostra proposta?”
“Non ci penso minimamente.”
Qualcuno scoppia a ridere.
“Le spiacerebbe dirmi perchè?”
“No di certo, signorina. Forse però spiacerebbe a lei.”
“Si spieghi meglio.”
“Siamo noi che vendiamo. Chi compra lo fa alle condizioni del venditore.”
“Ma il venditore deve considerare il mercato…”
“Per l’appunto. Solo che la sua opinione sull’industria che rappresentiamo è che sia alla frutta. Dati alla mano, non coincide con la mia. Ma forse lei parla di vendite e io di music licensing… Mi creda, sono due cose diverse.”
“Io mi baso sulle ricerche di mercato…”
“E io sui clienti che rappresento. A loro questo modo di ragionare non interessa.”
“Sta buttando via un’opportunità.”
“È quello che vorreste farci credere”, sibila Forno lanciando uno sguardo esplicito ad Amministratore Delegato. “Dal mio punto di vista, siete degli intermediari che si guadagnano da vivere cercando di abbassare i prezzi dei fornitori dei vostri clienti. Ovvero di chi produce e sviluppa veramente qualcosa. L’idea di darvi da mangiare a scapito nostro e dei nostri artisti, mi perdoni, non mi trova consenziente. Perlomeno potreste proporvi diversamente… In questa maniera non ci sono i presupposti per un dialogo. Non so cosa ne pensino gli altri.”
Silenzio tombale nella sala riunioni.
“È stato un piacere, per così dire.”
Sotto gli sguardi attoniti dei presenti, Forno si volta, avanza coriaceo verso la porta, la apre e sparisce dalla visuale collettiva.
Non posso proprio resistere. Mi alzo ed esco a ruota, senza neanche salutare. Gli ruzzolo dietro e lo bracco davanti alla porta dell’ascensore. Si apre. Entriamo.
Forno, impassibile, schiaccia il tasto T.
Come se non fosse successo nulla. E infatti è così.
Non-starter.
Glielo dico. Devo.
“Sei stato mitico. Questa è leggenda che si tramanda ai posteri.”
“Non esageriamo, ragazzo. È solo il mio mestiere.”
“Sì, ma svolto all’ennesima potenza.”
“Perché, c’è un altro modo?”
No, davvero.